Ops

Ieri sera V. mi ha scritto e come sempre più spesso accade, usa la chiave del lavoro per entrare, un po’ come capita parlando del tempo. Un argomento neutro per capire come sto, per sentirmi insomma. La abbraccerei ogni volta che sento la sua tenerezza così. Ieri sera forse era più allarmata di altre volte o meno riluttante al contatto di quanto non lo sia nell’ultimo periodo, non so.

La questione di fondo è come dire stata una mia negligenza non saprei come altro dire e una sua sciocca attitudine, sciocca per quanto riguarda solo la relazione con me ovviamente, non con tutto il resto del mondo, perché anche questa caratteristica, insieme a tutto il resto, mi ha fatto innamorare di lei.

Come ho sempre fatto quando lei mi tocca non riesco a tenermi segreti o non dire quello che sento. Così le ho accennato la cosa che poi spiegherò anche qui, ma che prima voglio sciogliere con lei quando e se vorrà vedermi di persona. Involontariamente ho fatto una cazzata che abbiamo pagato entrambi, io in un modo, lei in un altro.

Non so cosa ne verrà fuori, vedremo.

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Risveglio

sexhug

Mi sono svegliato con la voglia nel corpo, in realtà con quella ci sono anche andato a letto. È presto, le sette circa, sto cercando di cambiare il volto delle mie fantasie per staccarmi il più possibile da quel fuoco che ancora mi arde dentro per V.

Guardo il cellulare e penso a lei, a dove sia stata ieri sera e probabilmente per tutta notte. Questo, se da una parte da più forza alla mia volontà di allontanarmene, dall’altra mi riporta alla memoria tutto il piacere che siamo stati capaci di far fluire nei nostri corpi e dal quale per forza ora devo staccarmi. Sia chiaro che tutto il resto di lei mi manca tantissimo, tutto quello che stava in mezzo tra il primo sorriso del mattino e l’ultimo abbraccio della sera, non ho distrutto nulla di questo ricordo né di tutte le cose che sono state, sto solo mettendo altro tempo e più cose che posso tra queste e dove mi trovo ora.

Ho voglia, il computer non funziona e non posso contarci per visualizzare momenti che non siano parte del mio vissuto, ho bisogno di un soggetto. Provo a pensare al mio flirt, a come potrebbe essere con lei. Ci provo. Cinque suoni dal cellulare, cinque messaggi WhatsApp, guardo, arrivano da V., mi batte il cuore. Immagini. La prima una colazione con delle sue parole, ho il cuore in gola, che cazzo faccio! ma le altre immagini si stanno già aprendo, le foto di questa notte, lei e i colleghi, altri lei, il suo sorriso, mi sta venendo un colpo ma, alla fine… sembra che V. ci sia andata da sola. Sorrido e preferisco non farmi altre domande, credere che sia così, pensare che in fondo avrei potuto esserci anch’io. Qualche altro scambio di messaggi e nei miei i segni che sono risollevato. Per dirle grazie vorrei darle un bacio, abbracciarla… sentire il calore della sua pelle, la consistenza del suo corpo stretto tra le mie braccia… il suo respiro, il suo sapore, la sua voce, il suo seno stretto nella mia mano… il suo sesso bagnato… spingere il mio dentro di lei…

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Zigzagando

zigzag

Mi dispiace non poterle dire ancora che le voglio bene e che vorrei vederla, ma ora è lei che non vuole, non so perché di preciso, se guardo le parole che ci siamo scambiati prima che partisse per la sua ultima vacanza non avevano toni per creare del malessere, non tanto almeno; e comunque sia, anche lei è libera di sentirsi come vuole.

È difficile per entrambi, è un equilibrio precario, ci vorrà ancora un po’ prima che ci si stabilizzi, sempre che si riesca a farlo. Da parte mia c’è una sensibilità ancora forte su quello che riguarda la sua sfera privata, diciamo per quello che riguarda la carne, purtroppo non riesco a dominare questa cosa. Finché siamo noi e basta tutto sta in piedi, quando ci sono altri che parlano di lei e di cosa fa e non sento una rassicurazione di V., la passione che ho per lei prende a bruciarmi da dentro come se non sapesse più dove andare a sfogarsi… e beh, in effetti…

La cosa sta andando avanti un po’ a fatica, sbattendo un po’ di qua e di là come se una direzione ci fosse ma il controllo non tanto. Vorrei fare più in fretta a raffreddarmi per far star bene entrambi. Le voglio bene e questo lo sento per davvero in qualunque cosa accada anche durante questo cammino incerto. Non solo, la scorsa settimana dopo aver letto l’oroscopo di Rob Brezsny che diceva di scrivere una lettera alla persona che stimi di più, beh, ho sorriso perché ho pensato immediatamente a lei. Poi di scriverle no, non me la sono sentita e forse dovrei smettere di scriverle anche qui dove occorre davvero mediare tra uno spigolo e un altro.

Poco fa invece le ho mandato un messaggio perché una collega mi ha invitato ad andare in un posto dove forse ci sarebbe stata anche lei, avevo voglia di andarci ma avevo paura che avrei incontrato V. in compagnia di un altro. Per questo non sono ancora pronto, sarà stupido perché è naturale che debba succedere ma ora non ce la faccio davvero a pensarla con un altro, questa è l’unica cosa che ancora mi fa andare fuori, il resto sono sentimenti domabili che si stanno lentamente trasformando. Ma nello scambio di parole che abbiamo avuto forse le è sembrato che fossi io a non volerla incontrare o visto in altro modo lei che non volesse incontrare me, del resto non potevo farle la domanda diretta tipo: “ci vai con qualcuno?” così le ho chiesto semplicemente se ci sarebbe andata… poi io avrei fatto l’opposto evitando per sicurezza di nominare terze parti. Sperando che lunedì nessuno mi raccontasse com’era andata.

Non so, siamo in un momento dove credo che tra i pochi messaggi che ci mandiamo e le tante cose che pensiamo sia difficile capirci; come ho scritto prima già io stesso ho difficoltà a riconoscermi nei miei pensieri che per fortuna butto in gran parte solo qui sopra. Chissà V. se invece ha idee molto più chiare, probabile.

Forse un giorno ci capiremo meglio, anzi, di nuovo… lo spero

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And you play

smalto-unghie-rosso

Like ten days ago…

Like last yesterday…

Like today…

I still show you my hand as it looks like you want to, as I wish to

I approach your fire with my searing skin despite it touches me

and you don’t feel my fear when I do it

… you just leave me hanging

… you say I disappear

… you avoid me while I come back to you

You don’t know how much I try to settle my heart

being with you changing next our end

I caress your selfish dress, ‘cause I love you behind

 

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Stasera uso i mezzi

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Mi muovo in questa stagione che fa esplodere umanità e fiori. Avrei bisogno di un clima meno distante da quello che sento, c’è troppo sole. I suoi messaggi insistono mentre cammino in una direzione incerta, non hanno un senso ma sono gocce di acqua fresca che leniscono la mia pelle bruciata.

Lei gioca e io gioco, non mi aspetto nulla e in fondo ugualmente ho paura che si ripeta lo stesso dolore senza che ci sia stato lo stesso piacere, uso l’Es come un tram per farmi portare alla prossima fermata. Inaspettatamente nel palleggio dei messaggi il gioco si fa più acceso, mi invita a casa sua, poi ci ripensa ma alla fine saluto gli amici perché ha deciso di venire lei da me, perché vuole compagnia, bere qualcosa, cenare insieme, passeggiare o che ne so.

Ha quegli stessi anni che mi hanno travolto con V., gli stessi occhi vividi zeppi di desideri, anche se non sono gli stessi che ho amato. Ho bisogno di staccarmi da V. e allo stesso tempo ho ancora bisogno di capire dove sono, con chi ho a che fare, intendo me stesso. Mi muovo come posso tra morale e pulsione, ma stasera ammazzerei volentieri entrambe se potessi.

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Extra moenia

mura

Non ho alternative, posso percorrere solo questa strada fino alla fine. Non posso fare altre scelte o non voglio farne. Non cambio per questo me stesso, ho amato tutto di te anche le tue mura. È inevitabile che tu mi faccia male ora; per come sei, per come siamo. Non ti preoccupare di questo, so che non vorresti mai farmene, come io non ne vorrei mai fare a te, lo so davvero. Lo so ora come allora, solo l’amore reciproco sapeva come proteggerci come accade ancora quando siamo nel nostro giardino insieme. Ora è così e vorrei dirti di non preoccupartene ma non occorre, perché non lo puoi immaginare, non lo puoi sentire. Lentamente mi fà sempre meno male vedere lo scorrere della tua vita davanti ai miei occhi. Ti voglio bene anche in questi momenti perché cerchi di fare il meglio che puoi come sempre, anche se non senti, ci provi lo so, sono fiero di quello che sei, di quello che è stato tra noi. Vorrei abbracciarti ancora; lo faccio così.

 

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Senza un perché

Perché non può essercene uno solo

Perché i perché si nascondono gli uni dietro gli altri

Perché le risposte sono inevitabilmente diverse da quelle che vorremmo

Perché sarebbe bastato uno sguardo per disarmare le parole di quello scherzo

Un suo invito a pranzo con colleghi, sono contento anche se sento che quello che lei prova per me si veste di tante sfumature diverse e contrastanti. Accetto volentieri, cerco di essere stabile sul pensiero del bene che provo per lei in questo momento dove sto cercando di rimettermi in piedi e camminare. Soltanto muovermi e non per forza in direzione di qualcun’altro giusto muovermi senza di lei. Cerco di andare oltre la nostalgia e pensare che è così e basta. Le voglio bene e comunque è da giorni che riesco a vedere oltre, forse riusciamo a volerci bene anche con una carezza distante.

Seduti al bar ordiniamo in attesa che lei arrivi, è andata dall’estetista, nei discorsi dei colleghi escono frammenti che riguardano quello che avrebbe dovuto fare o che farà V.. Un po’ mi pesa, non perché non sia normale che lei abbia altro dopo di me ma perché semplicemente non faccio più parte della sua quotidianità e lei non fa più parte della mia. Le compagnie d’ufficio sono una disgrazia e nel mio caso non posso nemmeno evitarmi questo. Vorrei che frequentasse gente della quale non saper nulla ma non è così.

Arriva. Bella. Non mi guarda quasi, ha addosso un agitazione che non capisco, più del solito intendo. La vedo nel suo corpo, mangiamo, altri discorsi che raccontano altre cose su di lei che forzatamente ascolto ma, in questa situazione, quello che più mi turba è lei. Ha qualcosa di sfuggente, forse mi ha invitato per forza e non voleva, lo ha fatto solo per salvare le apparenze. Questo pensiero non ci sarebbe se riuscisse a guardarmi negli occhi. Invece è seduta e oscilla avanti e indietro, non sta ferma sulla sedia. Mi alzerei e me ne andrei per non sentire più nulla, perché mi ha invitato? Sono disorientato, Sono affianco a lei ed è come se mi avesse chiamato solo per assistere a tutta la realtà che mi viene buttata a bicchieri in faccia. Come un grido muto che mi dice che non sono più nulla per lei, che ci sono altre persone, altri interessi, altre età, altre risate. Lo so e non m’importerebbe se ci fosse una sua attenzione qualsiasi.

Pago il conto, pago il conto anche di quello che non ho chiesto. Fuori faccio due tiri di sigaretta mentre aspetto un passaggio per tornare in ufficio. Vorrei capirci qualcosa, spero di sentire che anche nella finzione del pranzo lei abbia avuto piacere di avermi lì, che mi dica qualcosa per cancellare quest’ora passata. Così salgo in auto con lei e siamo soli. Ma nulla, quasi sento un suo imbarazzo o indifferenza, nonostante per tutto il tempo io abbia cercato di andare oltre me stesso e il mio sentire. Pensavo le avrebbe fatto piacere come a me ma evidentemente non è stato così, non c’è stata una sola sua parola per dirmi il contrario.

Rientrati in ufficio seduto alla scrivania non riesco a riprendermi, tornano per seppellirmi le parole di tutte le cose che farà sotto lo sguardo della sua indifferenza. Le chiedo perché mi abbia invitato e la sua risposta è lontana da tutto quello che è stato e che ho sentito in me. Estranea, o meglio, come una risposta data a un estraneo. Qualche altro scambio di messaggi e alla fine è tutto inutile, penso che alla fine siano cazzi miei. Il mio star male sono cazzi miei. Lei fa la sua vita indipendentemente da questo ed è e agisce come è giusto che sia e io non c’entro più un cazzo, ora sono un estraneo. Coglione che sono, meglio che mi tenga tutto questo per me e che le stia lontano se starle vicino vuol dire esser lontano lo stesso o se peggio la faccio sentire in imbarazzo. Mi fa male due volte, mi fa tornare indietro e non voglio più farlo.

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