I can’t put you down

seesaw

I felt cheated on, I feel anger

I feel anger, I stay apart

I stay apart, you claim my presence

You claim my presence, you touch me

You touch me, my heart opens to you

My heart opens to you, my anger vanishes

My anger vanishes, my self-esteem goes away

My self-esteem goes away, evil ruins on me

Evil ruins on me, I fall on my knees

I fall on my knees, I take the fault

I take the fault, I curse myself.

I curse mysef, …

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Linea gialla (non superarla)

 

1° Treno min. 4½: Sono in metro dopo una cena con tre mie care amiche. Penso alla serata, rivedo me stesso con una parte presente che sente l’affetto e parla con loro e un’altra parte persa in pensieri rivolti ancora a lei. Sarà perché dall’altro ieri ha ripreso a scrivermi ancora e da poco ci siamo scambiati altri messaggi, cose con sentimenti diversi, che arrivano da parti di lei che conosco, da quella sua specie di egoismo, dalla sua rabbia e dalla sua tenerezza.

1° Treno min. 3½: Sono contento di essere stato in loro compagnia, ogni giorno che arriva cerco di infilarci qualcosa da fare per sentirlo meno vuoto ma, con loro è molto di più che riempire del tempo, mi fanno star bene, ridere. Le ragazze sono tanto care, gli voglio tanto bene. Respiro e guardo i binari. Cerco di mandar via il pensiero di lei, di dove possa essere. Riesco abbastanza in fretta ormai, anche se stasera fatico un po’ di più forse perché in me la rabbia ha ceduto ancora al cuore. Penso alle cose di lei che ho amato e a quelle più complesse che ho compreso e imparato ad amare nonostante mordessero.

1° Treno min. 2: Sono contento, dai messaggi sembra che stia meglio rispetto a ieri. Quando mi ha vomitato addosso quelle parole, avrei voluto abbracciarla ascoltarla e parlarle, ascoltare le sue ragioni e dirle quelle per cui io mi sento ferito. Avrei voluto farlo tenendola stretta per evitare che lei si agitasse troppo nell’affrettarsi a negare o dal dispiacere e dirle che per me non fa tanta differenza se è stata una bugia a fin di bene oppure per nascondere. Questo tradimento è la conseguenza del mio fallimento di uomo, di amante, di compagno. Forse davvero me lo sono meritato, non so, in ogni caso l’ho subito. A conti fatti nessuno per proprio o mio volere s’è fermato con me e ci sarà un perché. L’unica cosa che sento in questo momento è la mancanza di una presenza nel mio cuore e mi sento così di poco valore da meritarne una. Sono tanto stanco. Basta.

1° Treno min. 1: Guardo il treno che arriva e improvvisamente sento di essere a un passo dal buttarmi sotto. Lo spavento è così forte che mi fa risvegliare dal torpore e mi fa ritornare in quello che sono. Tornano tutte le ragioni che mi devono far restare qui, la bellezza del cielo di questo pomeriggio, quella di questa sera. Scorrono fermate che non riconosco, sono sgomento sul sedile del treno e cerco di capire come possa essere successo, mi spiego in un momento l’inspiegabile. Lo spiego a quel bambino che si stava buttando. A lui che ho dentro e che devo ricucire un’altra volta a quello che è diventato, a quello che sono e che devo risvegliare.

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Dal profondo

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Sai cosa… tanto dipende da come cresci.

Quel che sono ha un origine talmente remota, che pensare di cambiarlo o correggerlo è praticamente impossibile. Con il passare del tempo però, ho imparato a conoscermi, a fare i conti con me stesso e sono riuscito a star meglio nonostante tutto. Ma ancora, quando crollo, ritorna quella sensazione lì, quella ancestrale di non essere all’altezza, di essere meno capace, di non farcela. Ribolle una specie di umiltà messa dentro di me a forza, come dire…

Sapere di preciso quando e quale sia la causa è difficile, i ricordi sono poco chiari ma, quel che è certo, è che ho sentito la mancanza di attenzioni, non ricordo di essere stato particolarmente amato da piccolo, non ricordo di essere stato abbracciato, baciato, né di aver sentito una presenza confortante con me, o almeno, quella che ricordo è morta presto.

Ricordo il mio disagio negli anni a seguire, la solitudine nonostante gli amici e quanto per questo motivo, mi sia avvicinato alla Fine in tanti modi. Per fortuna poi sono riuscito a cambiare direzione, a strapparmi di dosso quella malinconia costante. Ciononostante, la parte inconscia, quel ragazzino solo è rimasto a vagare nelle profondità della mia coscienza.

Alla fine riconosco quello che mi è mancato e con questo so anche che quando perdo o mi tradisce qualcuno che amo e che ha colmato e curato quella parte vulnerabile che mi porto appresso, io crollo. Succede con chi, come V., mi ha fatto sentire amato, di cui ho avuto fiducia e che a mia volta ho amato tanto da fare entrare fino in fondo al cuore ed è successo veramente con poche persone. Forse avere rapporti più superficiali, brevi sarebbe meno rischioso, ma anche meno vero e meno necessario per me, così mi prendo il rischio di pagarne il prezzo… comunque sia, anche se ci vorrà ancora un po’ so che mi riprenderò. Altro sarà potermi fidare ancora.

Quindi, voglio dire che non tutto il male che sentiamo è colpa di chi ci abbandona o tradisce. Dico che è come quando hai una scottatura e vai al sole, il sole è quello che è, magari più o meno cocente, ma è la tua sensibilità che te lo può rendere insopportabile.

Nessuno può davvero sapere quanto possa essere doloroso l’effetto di una propria scelta sull’altro, anche per chi come me è una persona che prova ad entrare nel sentire della persona con cui sono in relazione. Ed è per questo che ora trattengo dentro me la rabbia che ho verso di lei, verso quello che è successo. Buona parte di questa sofferenza dipende dalla mia storia e, nessuno che incontriamo e amiamo nella nostra vita, alla fine si merita di essere schiacciato dal peso di tutto il nostro dolore, di sentire tutta la nostra disperazione.

Per questo preferisco questa assenza, starle lontano ancora un po’. Perché la mia tristezza e la mia rabbia potrebbero farla a pezzi quando invece fino a poco tempo fa l’ho amata tanto che ancora è dentro di me. Se lasciassi che accadesse, sarebbe davvero ingiusto, mi sembrerebbe di tradire l’amore che ho avuto per lei, che c’è stato tra di noi e in ogni caso non la farebbe comunque tornare fra le mie braccia.

Il male che sento non le appartiene, non tutto almeno. La parte antica del dolore un poco alla volta se ne sta tornando da dove è venuta e la parte che resta, tra un po’ sarà più sopportabile perché poco per volta si sta consumando dentro di me.

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Dr Jekyll and Mr Hyde

“Ma, facendo uscire sempre più spesso da me Hyde, la sua natura si rafforzava. Capii che se avessi continuato sarei divenuto lui in maniera permanente, si trattava di scegliere in termini definitivi.”

Il mio malessere si trasforma e peggiora, mi fa vergognare e mi fa star male.

Sono arrabbiato e infelice per questo, non riesco ad essere quel che vorrei, non riesco a rasserenare il mio animo, ad allungare una mano verso la tua. Una parte di me è convinta di aver subìto una cattiveria e non si spiega perché, l’altra ti crede e sa che hai fatto quel che di meglio hai potuto e che non sempre riusciamo nelle nostre intenzioni.

Continuo a volerti bene, perché sei la persona che ho amato da subito con la quale ho condiviso le sofferenze dei primi tempi e la gioia di quello che è seguito. La persona che ho imparato a conoscere, quella che ha resuscitato la mia gioia di vivere, quella che ho accettato in divenire come mia sposa e madre dei miei figli. Sei colei alla quale avrei affidato la mia vita, senza dubitare mai dell’amore che hai (avuto) per me.

Eppure allo stesso tempo sento che mi hai mentito, tradito, per una questione di tempi, forse anche perché mi hai lasciato mentre non stavo bene e avevo bisogno di te, perché hai parlato meno di quanto non abbia fatto io negandomi già in quel momento ogni possibilità e perché ora ho anche paura di essere stato contagiato da qualcosa. Mi chiedo cosa ti ho fatto di male per avermi trattato così e non sono capace di darmi risposte accettabili.

Sono arrabbiato, ferito e allo stesso modo mi sento orribile, dilaniato, perché anche se ti tengo lontana da me per non farti sentire questo male, con questi pensieri te ne sto facendo comunque. Sì, perché ancora il bene che ti voglio è il tuo testimone, è la mia coscienza che assiste a quello che sono diventato a quello che dico e sento ora, come allo stesso modo dentro di te ci sarà stato il mio.

Non so come sfuggire a questa follia, forse ho ancora bisogno di capire cosa sia davvero successo, sono arrabbiato con te e insieme vorrei abbracciarti e ascoltarti. Ma ora  sei partita per un’altra vita, non posso più contare su questo. Devo risolvere da solo, non posso evitarti ancora per molto tempo e non voglio che tu senta quanto male ho dentro.

“Morirà Hyde sulla forca? O troverà all’ultimo momento il coraggio di uccidersi? Lo sa Dio: a me è indifferente. Questa è la vera ora della mia morte, e quel che seguirà riguarda un altro, non me. Ecco dunque: nell’atto di deporre la penna e di sigillare la mia confessione, io metto fine alla vita di questo infelice Henry Jekyll.”

Vorrei metterci una fine anch’io…

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 “… Ma tanto scrivo cmq”

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Non so cosa pensi e perché mi scrivi, non so perché tu voglia farlo nonostante tutto.

Forse sei arrabbiata con me perché pensi che il legame che ho sentito verso di te non sia stato vero e forte abbastanza? che non mi sia e stia importando tanto di te? Pensi che sia stato uno stupido a lasciarti andare e allora mi scrivi perché vorresti che venissi a riprenderti? (L’ho fatto e sono stato umiliato)

Oppure ancora pensi che per me sia stata una cosa qualsiasi come magari hai sentito su di te e che io sia capace di spostare l’amore da un rapporto all’altro come fosse un semplice fatto di egoismo e quindi perché non sentirci e scherzare se stare con te o con un’altra per me è la stessa cosa? (No e sono certo di averti dimostrato ogni giorno che eri la persona più importante per me, ti ho accolto e dato le chiavi per farti entrare in tutti i miei affetti, nella mia vita intera)

O forse ancora quello che vuoi dirmi scherzando e mandandomi messaggi mentre ti strucchi prima di andare a letto con lui è questo: “Scemo, smettila di star male, non vedi che la vita continua, guarda me ora, guardami!”? (Io ti vedo ogni volta e ogni volta sento il sangue che mi brucia dentro e tu sai perché)

Sono appena rientrato a casa, ti leggo e scrivo e mi scendono ancora lacrime. Prima mentre guidavo capivo di non riuscire a fare altro che star male. Perché è tutto il pomeriggio che mi accorgo di guardare cose e incontrare amici senza sentire nulla, senza sentir nessun piacere, senza trovare parole da dire, facendo fatica a nascondere la mia assenza da ogni emozione. Perché mi manchi ancora.

Sono stanco e non posso più spiegare a me stesso quello che mi cerchi di dire usando parole che sono mie, quelle di un amore che è rimasto soltanto mio. Vorrei liberarmi da questa sciocca speranza di poter trattenere ancora qualcosa e lasciare che tutto se ne vada come capita.

Svuoto i miei pensieri da ogni amorevole verità e lascio a quel me stesso che ancora oggi ha il coraggio di amarti e desiderarti la domanda da farti la prossima volta…

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Fuori (s)alone

Abiti

Sotto casa tanta gente, sono uscito e cammino tra le facce sorridenti con la mia che mi chiedo come sia. Prendo la metro, cinque fermate, attraverso il parco e raggiungo degli amici al Marras, entro. Eccoli, mi accolgono e mi presentano la tipa che mi avevano anticipato esserci. Saluto, baci sorrisi, due chiacchiere, rido. Lo spazio è bellissimo, il glicine fiorito emana un profumo che mi entra dentro e io voglio te, vorrei che ci fossi anche tu, vorrei che sentissi questo profumo, che vedessi gli abiti illuminati, la sala allestita per la cena. Poi mi dico che sono un idiota e che cazzo ti cerco a fare che non sei più con me e anche che non sei sola.

Mi maledico, ritorno con il pensiero tra gli amici e cerco di proseguire la serata. Si cena e si chiacchiera, la tipa parla di se, delle sue storie e io mi perdo, mi perdo perché non capisco le sue scelte, non capisco cosa desideri dall’uomo o dagli uomini che frequenta, non capisco cosa cerchi per sé. Mi sale lo sconforto perché mi sento inadeguato a soddisfare, non lei, perché non me ne può fregare di meno ma, chiunque altra. A sentirla mi sento inadeguato come lo sono stato per V. mi sembra che quello che io possa offrire sia di una banalità estrema, mi sento affogare nella mediocrità.

Per fortuna cenando si innesca una discussione accesa su questioni di etica e laicità dello stato, adozioni per coppie gay, aborto, eutanasia. Queste cose mi portano a parlare e partecipare alla discussione in maniera attiva e a rimbalzare i pensieri. Parlo di cose che ho vissuto da vicino, sofferto e che mi hanno fatto imparare a vedere oltre me stesso. Ma a che serve, presto si vaga di nuovo in racconti di vacanze di compromesso e rapporti che lo sono altrettanto. Non ce la faccio, sento il mio modo di vedere le cose sgretolarsi.

Squilla il cellulare è mia figlia che non so per che motivo è rimasta con due sue amiche a una fermata metro inaspettatamente chiusa. Saluto e scappo a prendere chi ancora tra tutto m’è rimasto, scappo da un sentire che non capisco più, da lei così spietata e da te V. che non capisco più, che sento di perdere anche in quello che avevo ancora nel ricordo.

Forse mi sono illuso di tutto, non c’era davvero quello che sentivo, era solo quello che desideravo e me lo sono immaginato e non ho capito cosa desideravi, non capisco più nulla, V. ti scomponi in mille abiti con luci diverse e su nessuno di quelli c’è più il viso dal sorriso a me caro.

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in 2 secondi a -∞

Bryna-Cohen-c

La tua immagine alla TV mi arriva di sorpresa, il tuo sorriso e una canotta bordeaux che ti stringe il seno restano il tempo di due battiti del cuore.

Erano quasi quattro giorni che non mi attraversavi i sensi e proprio stamattina mi stavo chiedendo se non mi fosse un po’ passato l’effetto della tua mancanza. La verità è che no, non mi è passato per niente, così almeno è in questo momento, sono alla scrivania e fatico a trattenere negli occhi e nello stomaco il mio malessere. Ma perché ti desidero ancora così tanto? Perché spero ancora? Perché vorrei ancora chiederti di tornare con me quando sei già altrove?

Non te lo chiedo perché mi vergogno di me stesso, mi sento rifiutato e così improponibile anche per essere stato così rapidamente rimpiazzato da un altro. Non posso chiedertelo perché il motivo per cui te ne sei andata è irrisolvibile e perché se non fosse quello, non so quale potrebbe essere e, quando ti ho chiesto se potevo far qualcosa per farti cambiare idea, mi hai detto che no, non potevo nulla. Forse anche questo mi tormenta, non aver trovato un modo per poter provare.

Sono stanco, ti penso da quando mi sveglio a quando sogno, sento che nonostante ci stia tentando non riesco davvero a distrarmi, mi sforzo di incontrare persone a fare cose, ma ne farei a meno. Vorrei chiudermi in casa oppure vorrei che la mia vita si interrompesse in modo che nessuno se ne potesse accorgere, nessuno incluso te.

Mi sento patetico per questi pensieri e stupidamente in colpa per averti chiesto di trattenerti dal sentirmi per motivi di superficie e di farlo solo se tu avessi avuto davvero necessità. Mi sento in colpa perché forse è l’unico modo che accetti di poter avere, ciononostante non sono stato capace di fare altro e se l’ho potuto fare è anche perché ora non sei sola e so che puoi avere cure da chi sta con te, come ho fatto io stesso tempo fa.

Vorrei regalarti un sorriso vero e non cadere più così, ma ancora non riesco.

 

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