Le cose belle cambiano in meglio

Dall’ultimo post ad oggi ho scritto tante bozze che ho cancellato, non mi sembravano abbastanza per descrivere quello che è accaduto in questo mese. Sarà che in questi giorni lei è in viaggio per lavoro ma forse questa è la volta buona che pubblico qualche parola.

Sono felice per amore, di una felicità che non ricordo da mille anni e quel che è successo è che è bastato un passo perché chi portava il nome della sua tristezza, della sua frustrazione e della mia incertezza si mettesse da solo su un razzo e che lei lo salutasse premendo il tasto “GO” per spedirlo in un’altra orbita. Lei è davvero coraggiosa e determinata ed è una brava persona più di quanto creda di esserlo. Mi dispiace per le delusioni che ha subito, per le parole che non ha ricevuto e per quelle che avrebbe meritato. Non può non importarmi di quello che per lei è stato importante.

Ciononostante in questo accadimento siamo stati fortunati ed io ancora più di lei perché tutto è successo quando io mi ero già affacciato nella sua vita altrimenti chissà. Rabbrividisco al pensiero di quel che avrei potuto perdere. Ma l’immagine del cielo sereno di questo autunno è così bella che ora si merita solo i nostri sorrisi e tutto il calore che riusciamo a generare…

(La chiromante non poteva aver considerato lei tra le donne esistenti quando disse quelle parole ed io ora non intendo fare altro che godermi tutta questa grazia e tutti i funghi che voglio)

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Tempi d’attesa

A cena da solo penso a quanto mi sembri strano essere sull’isola questa volta. Non sono qui per lavoro com’è capitato per tutte l’altro centinaio di volte, anche se il lavoro comunque e in qualche modo c’entra. La stranezza è sentirmi innamorato e in attesa come non mi capita dai diciassette anni quando aspettavo che lei (un’altra e forse la prima) finisse di servire il pranzo nella pensione di famiglia o che uscisse dopo la messa e il pranzo con i suoi. Mi ricordo d’inverno a volte capitava che scendesse un po’ di pioggia come qui due minuti fa anche se lo scenario era molto diverso, mi ricordo tutto grigio, immobile anche il mare non si agitava più di tanto. Ero squattrinato e quello che avevo lo spendevo per il biglietto del treno fino alla stazione di Viserba poi vagavo nelle strade deserte spesso affamato e impaziente come un cane randagio. A volte sentivo la rabbia crescermi dentro perché lei tardava ad arrivare e il tempo per stare insieme si schiacciava contro l’ultimo treno e io mi sentivo in qualche modo tradito o non sufficientemente voluto.
Poveretti, lei costretta e io incapace di comprenderlo, magari invece non aveva voglia di vedermi e cercava solo di perder tempo per farmi desistere, chissà.
Ora invece nell’attesa sono seduto in un ristorante e ho appena finito di ridere da solo pensando alle sue parole di rimprovero quando faccio scelte insensate (comunque insisto, sono le cameriere che fanno le cretinette con me, io cerco solo di essere gentile e affabile).

Questo momento anche se naturalmente è lontano da quel che vorrei, fortunatamente per entrambi, gode di più certezze e maggior comprensione… in realtà questo “fortunatamente” vale solo per me perché lei non può sapere come sto qui mentre io, so che lei mi vuole bene (le mando un bacio whatsapp beh, facciamo un bel po’ di baci).

 

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Scritto in metrò

Da sesto è quasi un viaggio, tante fermate tanti possibili incroci con altre linee. Potrei decidere anche al volo dove scendere per prendere una qualsiasi delle coincidenze, per tornare a casa, ma voglio scendere a Cairoli e prendere l’Uno.

Oggi, o meglio la notte scorsa, molte delle mie paure sono state spazzate via dalle tue parole.

Capisco quanto tu abbia da fare per le cose che hai in discussione al di fuori della nostra storia e quanto tu abbia da capire di me. Quanto tu abbia bisogno di capire se il mio desiderio non sia la pura necessità di un generico “qualcuno” o che non sia la stanchezza del mio girovagare.

Voglio dirti che no, non mi accontento, che non mi sono mai messo in età adulta con qualcuno che non mi avesse attratto e che no, non mi guida il sesso. Mi attrae il cervello, la vitalità, l’intelligenza, l’intesa; cose che non tramontano, che mi sono necessarie come l’acqua o l’aria.

Tu sei il motivo per il quale anni fa ho deciso di lasciare per cercare il mio ideale e per evitare il rischio di tornare tradire.

Tu sei il mio “non accontentarmi”.

Se hai paura che mi stanchi di te, allora resta dentro di me, aggrappati al mio cuore e sorridi, non voglio altro che te.

(sono già sull’Uno e arriverò a casa)

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Come fosse su dearmyblank

My dear ferret,

Tu che sai tagliare la gola al mio malumore e strapparmi di dosso quell’abito scuro, fai bene a minacciarmi e lasciarmi nudo a sentire il freddo e la vergogna dei pensieri di un amante, a farmi sentire infantile nell’impazienza di volerti subito; e non parlo del volere il tuo tempo ma, di volerti esclusivamente mia sia quando sei con me sia quando non lo sei.

A volte proprio non riesco a non essere così insofferente, non riesco a rinnegare queste cose che con la ragione invece riesco a fare, cose delle quali abbiamo già parlato, come del tempo che occorre. Non riesco a evitarlo anche se so che questo ti ferisce perché sembra che io non veda quanto fai e stai facendo per la nostra storia. Sembra che ti dica “non mi ami abbastanza”, invece tutt’altro! Se ti voglio così (anche irrazionalmente) è perché mi sento davvero amato, perché mi piace stare con te in giro quanto a letto, perché dei miei pensieri sei sempre il sorriso all’orizzonte e perché tutto questo, non lo sento più solo pensandoci; tu non hai conquistato solo la superficie di quel che sono, ma anche tutto quello che non so neanche controllare di me. Sei nelle mie ossa, nella mia carne, sulla mia pelle, nella parte ancestrale della mia mente.

Voleva essere una spiegazione di qualcosa che non so spiegare, uno scusarmi per qualcosa che non so evitare, una lettera per un amore che a volte non so farti sentire. Se questo pensiero rimane qui, è perché so che sai già queste cose e perché  comunque ti dirò tutto questo la prima volta che ci vedremo ma, con molte meno parole…

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Notte di eclissi e di attesa

lunarossa

La luna è nascosta dalle nuvole per paura o per il pudore di nascondere la propria eclissi.

La mia lei è appena rientrata dopo una settimana di vita alla luce del sole.

Io aspetto che arrivi domani con l’eccitazione e l’irrequietezza della notte prima degli esami, in bilico tra la voglia di vederla e la paura che sia arrivato quel momento.

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Una chiromante, Anna e La Teoria dei Funghi

Avevo diciotto anni e una sera di dicembre tra le bancarelle della fiera degli oh-bei! oh-bei! non so perché mi ritrovai con una mano tra quelle di una chiromante e ne uscì una profezia.

Anna mi dispiace, avrei dovuto dirti cose e farne altre diverse da quelle che ho fatto. Non si può cambiare quel che è stato, si può solo cercare di capirlo per poterlo raccontare. 

Dario sostiene che ognuno di noi ha dentro di se un limite alla quantità di funghi che può mangiare nella vita. Per ognuno di noi è un limite diverso e insondabile e se lo oltrepassiamo ci porta alla morte.

Con il passare del tempo ho incontrato tante persone, non una o due e quanto è stato lettone palmo della mia mano si è avverato e continua ad avverarsi. Continua e io malamente continuo a credere che non sia vero.

Ero sposato e il rapporto con mia moglie era maturo, nonostante tutto andasse per il meglio mi innamorai di Anna, mi piaceva per tante ragioni e tanto altro. Guardando a posteriori quella storia mi sono dato mille volte dello stronzo, perché non ho saputo dare a quella storia una vera chance, e perché l’evidenza di quello che vivevo con mia moglie (ora ex) era fatalmente evidente anche a lei.

E’ proprio su quest’ultimo aspetto che rifletto ora e, se il fatto che io sia stato uno stronzo per la prima ragione e non solo stronzo ma incredibilmente stupido, per la seconda ragione invece le cose stanno diversamente. Grazie al tempo che è passato il senso di colpa si è dissipato ed è rimasto solo il ricordo di quanto di bello pensassi di Anna. Non una storia di sesso, non mi sono mai interessate veramente. Anche mentre stavo con mia moglie, lei era nei miei pensieri, ero davvero preso da lei e non sentivo di farle un torto con la mia dualità perché veramente la sentivo amata dentro di me, desiderata. Non avevo dubbi su questo ed era vero, tanto che ogni momento possibile la cercavo anche solo per dirle una sciocchezza qualsiasi. Stavo bene con lei, lo riconosco ancora di più ora, dopo aver vissuto tanto altro e quella dualità era oggettivamente solo un dato di fatto, lo stato delle cose.

Questo è andato avanti per mesi e mesi fino a quando Anna mi ha lasciato. Purtroppo quel tempo che la teoria dei funghi ci aveva concesso non l’ho saputo usare e di questo me ne vergogno ancora e vorrei che Anna avesse dimenticato. L’accumulo del vissuto con me che vivevo un’altra storia e soprattutto il mio non fare nulla per deviare da quel corso ha portato a quel risultato. Sarebbe bastato che mi fossi affidato alla cosa che ritengo più importante per la mia vita e le cose sarebbero andate diversamente o magari no ma, provandoci o pensandoci anche in modo incerto, le avrei dato una possibilità, una dignità. Invece ho rimandato ogni pensiero facendomi distrarre da altre cose, vincoli morali, sociali che, qualche tempo dopo, nonostante fossero ancora più complicati ho mandato bellamente a gambe all’aria ma, lasciamo stare.

Fortunatamente ci sono persone diverse da me o da come sono stato, come F. che so che ci pensa e so che davvero mi vuol bene. Questa consapevolezza e quel che ci siamo detti sul tempo che ancora ci occorre,  mi fa superare con un sorriso anche questa sua lontananza perché so che sono al sicuro nei suoi pensieri (stasera sentendola avevo un bel po’ di struggimento dal desiderio e niente cattivi pensieri). Per il resto non so cosa accadrà, nessuno lo sa ma, sono innamorato e questo affidarmi all’amore mi fa consumare quei funghi molto molto più lentamente.

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Gelosia (la camionetta dei soldati)

Per quanto ci sia comprensione reciproca con una persona, per quanto la si ami, non si può leggere nel cuore di qualcun altro come in un libro aperto. Se ci proviamo, andiamo incontro solo a sofferenza. Ma se cerchiamo di guardare nel nostro cuore, se ci sforziamo davvero di farlo, alla fine ci riusciremo, questo sì. Quindi in conclusione, quello che dobbiamo fare è venire a patti col nostro cuore. Se desideriamo davvero capire qualcuno, possiamo soltanto guardare dentro noi stessi.
(da Uomini Senza Donne di H. Murakami)

Proprio ieri sera leggevo queste parole e proprio questa sera io e la mia quasi fidanzata ne abbiamo parlato. Sono geloso di lei, sì, un poco, quel tanto che basta per provocarmi un fastidioso fastidio tipo una caviglia punta da una zanzara… beh non è molto è solo una cosa leggera su cui poter giocare insieme.

Mi concedo questo stato di stupidità accettando con ironia quel che di irrazionale c’è in me, quello che un po’ protesta contro la realtà delle cose. Per quel “quasi” che esiste sempre, non dico nello specifico del nostro rapporto ma in ognuno di noi e che ci fa sentire un po’ insicuri. Credo invece che quel che conta davvero sia solo quello che leggiamo dentro noi stessi e nel come stiamo con le persone amate. Quanto le amiamo e quanto ci sentiamo amati, quanto desiderio reciproco ci scalda e anche come vediamo l’altro in quel pensiero fugace che ci attraversa la mente durante il giorno o la notte. Se quell’immagine ci richiama un sorriso oppure no. Non conta nient’altro davvero, la gelosia è solo frivolezza.

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