Amore cannibale – Tribute to Hannibal


"Non mi presento, sono qui ed è almeno la seconda volta che vivo. Leggo parole buttate via come le vite e le emozioni, nulla che si possa avvicinare all’intimità che il sesso richiede. Il contatto, il contagio, fanno parte della procedura che uso, da sempre la stessa, funziona sempre. E’ un copione che ho affinato col passare del tempo e dei corpi passati sotto il mio, diverse strategie per incanalare la preda nel mio intestino, conoscenza dei meccanismi, assenza d’amore, calcolo. L’esca, funziona quasi con tutte, è un piccolo boccone insignificante ma così evidente, difficile da ignorare, che corrode, che incuriosisce, che le stimola, è un sottile filo da tenere sempre in tensione una volta inghiottito e che deve essere alimentato piano, sempre più. La cieca fame sessuale dovuta alla paura di esser soli, sesso come moneta di scambio per avere qualcuno accanto. Quelle che cedono a questo sono solo personalità mediocri, mi interessano poco, sono solo un’insieme di tessuti, pronti a cedere i loro umori ma non la loro anima, pronte a scappare dopo il primo assaggio, troppo cariche di insegnamenti bigotti per potersene disfare. Le uso solo per aumentare la mia noia, quando le ho prese, entro in loro senza amore, meccanicamente, azione reazione, mentre vedo i loro volti contratti dal piacere la mia anima piange lacrime di disgusto. La nausea mi assale quando vedo il loro incompleto cedimento, il loro calore e il loro odore, sono presenze estranee, sono già morte o ne hanno paura, qualcuna crederà di essere innamorata, alcune avranno sgomento di quello che hanno provato e se ne andranno, per loro provo ribrezzo. Con ”le altre”, quelle con cui questo banale approccio non funziona, confesso loro di esser certo della loro diversità, ma so bene che, se non si sono allontanate, hanno solo bisogno di un alibi, so che anch’esse desiderano d’essere prese ma non vogliono sottostare al livello comune. Non vogliono e non possono essere paragonate alle precedenti, queste rare creature si considerano a ragione superiori, non hanno bisogni ma desideri. Accondiscendo alla loro natura senza forzare, dedico loro la mia resa cercando la loro complicità, sono le mie preferite, sono quelle che hanno bisogno di abbandonarsi senza arrendersi, sono le divinità che si trasformano in acqua e che una volta rotto l’argine straripano incapaci di mantenere il controllo, sanno superare ogni paradigma, si aprono ad ogni volere, offrono e bevono amore. Amano senza chiederselo, ed io, le prendo per mano per rassicurarle, per sentire il loro polso, per capire quando forzare e quando allentare per evitare che scappino. Le amo perché mi offrono la loro anima, le amo perché in loro, ogni volta, perdo la mia.

Questa sera mi vedo con lei, ho già limato le unghie, curato ogni asperità delle mani, preparato la seta, il banchetto, so che finirà col farmi sentire il profumo del ferro, il sapore dell’emoglobina e so che sarà l’ultima volta che vedrò la luce nella profondità dei suoi occhi."

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uno così, un po' muto
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