I – uno


Seduto al tavolo del bar aspetto.

Non è da molto tempo che ci incontriamo così, come se fosse la cosa più normale del mondo, anche se in realtà la cosa non è iniziata proprio normalmente. Comunque sia, arriva. Tutto di lei, compreso lo sguardo mi entra dentro senza ostacoli come un profumo e ogni volta il pulsare del battito cardiaco mi si diffonde per tutto il corpo.

Eccola, mi ha trovato con lo sguardo, il mio bene si avvicina; mi piace l’incedere del suo passo e la direzione che sembra provenirle dal ventre.

E’ così, la fame si risveglia in me, prima ancora che per tutto il resto, per i suoi capelli raccolti sulla testa e per come cammina.

Mi alzo per accoglierla; ai nostri appuntamenti arrivo sempre in anticipo, non vorrei mai che mi aspettasse ma, anche perché amo vederla arrivare, è come se ogni volta entrasse nella mia vita improvvisamente e con la stessa freschezza che ha risvegliato in me il primo giorno.

Si siede accanto a me, le nostre mani si cercano, poi le parole, il saluto, un bacio sfiorato sulle labbra, morbidezza e dolcezza. Mi emoziono di una commozione felice che brilla umida nei miei occhi. Si accosta a me, le sue ginocchia sono vicinissime alle mie e ogni volta che rilasso i muscoli delle gambe sono costretto a sfiorarla, ma è lei che forse mi cerca.

Mentre si sporge verso di me mi dice a mezza voce:

« Ciao, hai fatto presto, quante multe ti costerò questa volta? »

poi sorride, mi parla di sé e di quello che le è successo durante le ultime ore, con leggerezza e la solita allegria contagiosa.

Mi guarda, mi parla, gesticola. Parla del corso di ballo, di quello che ha fatto e di quello che sta per fare. Anche quando parla di quello che le manca, assume solo un’espressione più lontana ma non lo fa mai con pensiero triste o di rimpianto. M. e’ una ragazza che potrebbe dare l’impressione di non avere desideri particolari o di non avere un progetto in mente per la propria vita, ma non è così, quello che potrebbe sembrare un superficiale ottimismo invece è qualcosa di profondo che le proviene dalla libertà di esprimere le proprie necessità.

Le piace sorridere e quelle labbra che si socchiudono sui suoi denti bianchi sono già sulle mie. Rido, rido continuamente, sì è più di un sorriso il mio.

Ci siamo conosciuti tempo fa in modo quasi casuale ma da subito incredibilmente voluto. Il tempo insieme trascorre veloce, mi piace sentire la sua voce, la sua risata leggera, tutto questo mi da una sensazione di gioia elementare, di desiderio di appartenenza. Mi piace che lei sia qui con me e ora, come successo altre volte, la riaccompagnerò a casa.

Fermi in auto di fronte al suo portone, lei fruga alla ricerca delle chiavi nella borsa, ovviamente a lungo e senza trovarle subito, al loro posto, un ranocchio di gomma, agendina, penne ed altro, e ride.

Scendo con lei che chiude la portiera con decisione e ci salutiamo rapidamente. Raccolgo i miei pensieri mentre la guardo allontanarsi con il suo passo leggero verso il portone per poi voltarsi un attimo ancora per salutare. Mi sorride e mi fa ciao con la mano. Risalgo in auto.

Mi allontano e non vorrei. Mi sarebbe piaciuto trascorrere qualche minuto o qualche ora in più insieme, ma non avrei saputo bene come. Sto bene con lei ma vivo uno strano equilibrio che ho paura di turbare. Forse perché non ho ancora capito in quale misura io le possa piacere e quale sia la sua vita qui a Roma. La mia solita insicurezza unita alla mancanza di intraprendenza, questa cosa non mi abbandonerà mai.

Questa sera ceno con un’ex-amica, una ex-collega della mia ex-moglie, Daniela; rinnoviamo la nostra amicizia raccontandoci degli ultimi anni. Il tempo trascorre piacevolmente eppure, non posso fare a meno di continuare a pensare a M., ai suoi occhi, ai suoi capelli, alla sua voglia di raccontare e di ascoltare e a quanto io abbia voglia di lei.

Il giorno dopo, di nuovo in giro per la città. Passo a prenderla al lavoro, mentre siedo in attesa la vedo ogni tanto passare, veloce, con dei fogli in mano; ogni tanto si avvicina chinandosi vicino a me per dirmi sciocchezze anche questo uno dei suoi modi per non farmi sentire l’attesa. O per rendermi ancora più impaziente. Quando si china il camice si apre e quel piccolo neo é l’esca perfetta per i miei occhi.

Un breve aperitivo, due chiacchiere, sguardi a volte carichi di complicità e il desiderio che alla fine trova strada solo in un bacio rubato. L’accompagno a casa perché deve sbrigare un lavoro urgente per domattina poi più tardi forse ci vedremo.

E’ sera e sono in albergo. Mi sto preparando per uscire a cena da solo, quando suona il telefono.

E’ lei. Mi dice che ha bisogno del mio aiuto, deve finire un lavoro, ma sul computer di casa non le funziona più Word; sa che ho con me il mio portatile e così mi chiede se posso andare da lei, per farla continuare. Le dico di sì, mentre lo faccio ho l’impressione di dirlo troppo in fretta, non vorrei che con questo lei si sentisse a disagio un po’ come se le avessi detto: “ti stavo aspettando”; è solo un pensiero, ma forse in fondo è proprio così. Quante pippe che mi faccio…

Poco dopo sono sotto casa sua. Non so ancora molto di lei neppure ciò che basta per citofonare, sono costretto a telefonarle per farmi aprire. Mi appare nel calore di questa sera di tarda primavera semplicemente con una maglia aderente color sabbia e pantaloni di lino bianchi. Ai piedi porta dei sandali e devo dire che tutto in lei mi fa sentire decisamente a mio agio.

Dopo qualche parola di saluto, indica il suo computer alzando le spalle con espressione desolata

« non va più… ».

Facciamo spazio per accendere il mio laptop. Mentre lo accendo mi chiede se voglio qualcosa da bere e poco dopo torna con due bicchieri d’acqua. Il PC è acceso, copia il file, mentre lei inizia a lavorare io mi siedo sul divano, estraggo un libro dalla tasca della giacca, quando viaggio ne porto sempre uno con me, Murakami e leggo. Trascorsa poco più di un’ora, sento che si alza dalla scrivania e mi compare davanti. Sorride, si avvicina e mi dice con uno sbuffo soddisfatto che ha terminato il lavoro, è soddisfatta e lo vedo anche nella posizione delle sue spalle.

Mi piace guardarla e mentre beviamo una birra e parliamo del più e del meno. Ora è in cucina,  il suono dell’anta che sta aprendo l’ho conosciuto al telefono e col suo cigolare mi rivela la domanda che sta per fare:

« Ti va una pasta? »

La mia risposta si sovrappone quasi alla domanda:

« Sì volentieri… ».

Ridiamo, il suo viso, le sue mani, i suoi piedi, uniche parti che i suoi abiti lasciano scoperte mi provocano altre curiosità. Ceniamo e ho voglia di lei, esattamente “quella” voglia.

Mi attrae, tutto quello che conosco di lei; anche il suo profumo ora che è mescolato all’aroma della sua pelle. Probabilmente non ha avuto ancora tempo di farsi una doccia, sono felice di questo perché mi lascia godere di una parte in più di lei ma, non glielo dico perché non vorrei che fraintendesse le mie parole.

« Caffè? » sorride.

Bevo il caffè, deve essere migliorata o forse nonostante quel che dica il suo caffè mi sarebbe piaciuto da sempre. Ora so che tra poco si alzerà ringraziandomi, magari dopo avermi dato un’altro bacio e so che resterò di nuovo solo, con lo stesso senso di mancanza che mi assale quando ci allontaniamo. Ma ora, avrei paura di restare ancora, ho l’impressione che se cercassi di spingermi oltre, sarebbe come forzare e questo, in qualche modo potrebbe rovinare questa sensazione di appagamento mentale, questo vedere e sognare attraverso i suoi occhi, la sua voce e la morbidezza solo intuita della sua pelle.

Il senso di mancanza sta mutando in nostalgia. Devo fare qualcosa… le parlo. Non so, credo che possa capire; un po’ la conosco, è una persona attenta e intelligente, ed il suo sorriso è troppo rassicurante per lasciare spazio al mio disagio.

Provo, senza toccarla, senza cercare di sedurla a parole, non voglio cercare un modo per arrivare a un fine che non mi è chiaro quale sia e soprattutto questo non è un modo di fare che mi appartiene. Decido di dirle le cose come stanno e poi, succeda quel che succeda, come sempre.

« M., non voglio farti star male, ma è che… ho voglia di… »

Lei mi guarda senza sorridere, è un po’ sorpresa come se le mie parole fossero da sempre state celate per un accordo mai preso, ma annunciate da sempre, è attenta, come se volesse capire bene le intenzioni al di là delle mie parole impacciate. Continuo incoraggiato dalla sua disponibilità anche se so che questo la inquieta.

« Sai non so proprio come fare, ho paura di rovinare tutto ma… è che ho voglia di te e non è che mi capita solo in questo momento è perché sei tu, per come mi fai sentire sempre… e non mi aspetto nulla, non ti dico questo per… »

« Cosa vorresti fare? »

interrompendomi occhi negli occhi, il tono della voce non è come mi aspettavo, è più morbido, ovattato. Il suono delle sue parole mi dà una piacevole sensazione di calore allo stomaco.

« Non so come… »

Il suo volto vicino al mio, mi fa sentire l’impulso di baciarla, ma non lo faccio, forse lei non lo vuole ancora e trattengo la mia mano dallo sfiorarla. Che stupido imbranato.

Proseguo con le parole…

« Mi piace guardarti, accarezzo la tua essenza ogni momento, ogni istante in cui stiamo insieme, ma ho paura di desiderare altro. »

La paura di deluderla e’ nelle mie parole. Non so se lei provi qualcosa e che cosa per me, ma penso che nessuna donna potrebbe essere troppo contenta di suscitare un desiderio presentato in un modo insicuro come il mio.

« Sssh, vieni… »

mi risponde con la stessa voce di prima, si alza dal divano e mi sorprende prendendomi per mano, ci spostiamo, mi conduce fino alla soglia di camera sua, mi sorride,

« … ora che hai visto la strada lasciami un attimo, va di là e torna tra due minuti ».

Vado in salotto, se fumassi questo sarebbe il momento giusto per farlo, penso a cosa vorrà fare; come spesso accade, mi lascia in una condizione di tensione che non mi fa capire nulla. Questa volta guardandola negli occhi avrei dovuto capire, ma non è stato così. Due minuti di pensieri sono quasi un’eternità ma passano. Falsamente ne faccio passare un terzo, forse per galanteria, ma non ne sono certo. In ogni caso è quanto basta per tornare e stupirmi nel vedere lei che mi guarda sorridendo da sotto le lenzuola, candele, la stanza in una dolce penombra, il suo profumo passa dalle narici al petto.

Lei che mi dice con un sorriso azzardato:

« Spogliati e vieni qua sotto con me »

tante altre volte insieme non visti l’abbiamo fatto. Mi spoglio, senza imbarazzo, annullando i pensieri, mentre lei si solleva un poco per guardare. Ci siamo detti tutto…

La vedo seduta sul letto, apparentemente tutto quello che indossa sono due piccoli orecchini. Tuta, maglia, tutto posato su una sedia; i sandali per terra lì vicino. Abbraccia le gambe piegate e coperte dal lenzuolo. Sorride dolcemente ma intuisco un velo di ombra nei suoi occhi. So che cosa vuol dire.

Conosco la sua storia, per far questo deve aver soffocato una parte dei ricordi o forse semplicemente ha deciso di non voler più sentire il passato. Non penso lo faccia per me, non capisco più nulla, ma non è che questo cambi di molto le cose rispetto al solito. Lei accenna con lo sguardo allo spazio affianco. Mentre penso a questo entro nel letto, guardo la sua schiena scoperta, nuda e la sua pelle che in questa luce assume riflessi ambrati. Vedo i suoi occhi brillare e di lato le vedo il seno compresso dalle gambe. Potrei perdermi in lei per sempre e naturalmente, lo faccio.

Sdraiati, ci mettiamo sul fianco e restiamo in silenzio a guardarci negli occhi per un tempo incalcolabile. Vorrei saper dire qualcosa di appropriato ma non ne sono capace. Siamo come sospesi dal suo sguardo che sembra svuotarsi ed un sorriso che non trova luce. Osservo il suo respiro nel sollevarsi del seno e sento che ha esaurito lo slancio e la paura si sta insinuando, forse i suoi pensieri stanno per portarmela via.

Sorrido e le sussurro:

« Ehi, vieni… »

l’avvicino a me voltandola di schiena e le offro il posto che tante volte ci ha fatto sentire vicini e consolato nelle sere di lontananza, le sole. Lei accetta il contatto dei nostri corpi, forse avrebbe fatto di tutto pur di togliersi da quel pensiero, stiamo così, in silenzio, come una conchiglia che chiusa nel sonno protegge la sua perla e respiriamo insieme. Ci adagiamo sul fondo del mare.

In questo momento non vedo il suo viso, non importa, non riesco a pensare distintamente a me o a lei ma penso a noi come un essere unico, lei ed io una cosa sola e non ho bisogno di vedere, ma solo di sentire. Chiudo gli occhi, so che li ha chiusi anche lei, la mia mano sul suo stomaco, la sua sulla mia. Ci lasciamo cadere nel sonno, come se potessimo dopo mille anni, finalmente riposare.

E’ una notte fatta di piccoli risvegli, io cerco la sua pelle, lei cerca la mia, quasi il bisogno di rassicurare noi stessi su quel che abbiamo. Ogni volta dentro di me sorrido e piano piano anche lei, ne sono certo.

La mattina si fa strada nell’oscurità, le candele ormai spente hanno lasciato solo il loro profumo nella stanza. Apro gli occhi, le accarezzo il viso, lei apre i suoi. Mi avvicino, istintivamente ci abbracciamo stringendoci, per un tempo che asseconda le nostre sensazioni, un bacio. Sento crescere il desiderio ora, dentro ai suoi occhi non vedo più immagini lontane, ma solo la mia riflessa. Chino su di lei, supina, la bacio ancora, temo di perdere il contatto coi suoi occhi per paura che possa cedere al richiamo delle offese del passato.

Il suo bacio mi conforta, passione, respiro, mani che prima trattengono e poi mi seguono mentre accompagnano i movimenti della mia testa persa sul suo corpo. Il profumo della pelle le evapora dal seno, entra in me come un filo di seta a trascinarmi il sangue. Le mie labbra lo percorrono morbide fino ad incontrare e stringerne un apice, la delicata pressione si trasforma nella carezza umida della mia bocca. Il corpo si modifica rendendo vivo quanto prima era inerte, con un respiro eccitato lascia che io le accarezzi l’altro capezzolo e lo stringa tra le dita distese. Lievi pressioni, baci, carezze che scendono lungo il corpo. Nel suo viso un’espressione ancora in bilico tra il cedere e il ritrarsi ma, nei suoi occhi vedo farsi più vasto il desiderio.

Le mie mani le percorrono i fianchi e il ventre, ora tra le sue gambe, i movimenti seguono il suono dei respiri, un gemito, la sua mano che raggiunge la mia. Per un attimo penso che mi voglia fermare.

Non è così, delicatamente si  sovrappone alla mia ferma sul suo fiore, preme piano e sento le sue labbra dischiudersi dolcemente al nostro ritrovato movimento. L’altra sua mano cerca il mio pene che a contatto con la sua gamba si sveglia come un germoglio. I gemiti e i suoni ipnotici di questa danza mi spingono ad inchinarmi tra le sue gambe. Le mie labbra sul suo sesso, siamo in un vortice che rende attive solo le funzioni animali; mi distendo e l’assaporo come un felino che ha catturato la sua preda. Piccoli colpetti di labbra e poi tutto il calore della mia bocca. Rialzo il volto, le mie labbra bagnate baciano la carne delle sue gambe dischiuse, il suo sapore mi sale alla testa, con la bocca ripercorro i petali della sua rosa carica di rugiada, sento il suo ventre contrarsi ora che imprigiono tra le labbra il suo apice. Lo stringo, cercando di estrarlo sempre più dal suo corpo, e rivelare la sua forma nascosta. Gemiti e parole che non mi sforzo di capire in questa eccitazione, solo gli spasmi del suo ventre mi dicono quando fermarmi e quando riprendere.

Il mio desiderio è al culmine, è qui di fronte a me, aperta, lucida come un’ostrica. Impugno il mio pene e l’accarezzo, le sue gambe trattenute dalle mie mani cedono verso il suo corpo mentre affondo dentro di lei. Mi sento bruciare nel calore della sua carne liquida e mi fermo per sentire il suo interno aderire alla mia forma.

Poi sempre più incalzante, con forza crescente ad ogni colpo i respiri si frantumano, il suo seno è l’eco di ogni mio pensiero e piano sento l’amore scendere dal mio ventre per prepararsi a sfociare in lei. I nostri occhi si scambiano un breve messaggio ed esco dal suo sesso salendole sul ventre, mentre mi stringe i fianchi, vengo sul suo seno. Perle d’amore che corrono a dipingerle il corpo.

Tutto si trasforma in un abbraccio, gioia, respiri, lacrime, quante ne abbiamo spese prima di questo momento e quanto amore c’è in tutto questo. Baci, carezze, le chiedo di chiudersi in me come prima di addormentarci.

mi sorride e piano dice:

« Sì… ».

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uno così, un po' muto
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