IV – al solito continua: I, II e III della storiella di M.


Questa sera è la prima del “Così Fan Tutte” al Teatro Grande di Brescia. La convocazione per la prova di assestamento e il trucco è alle 19. Sono ancora su di giri, questa storia a volte mi ubriaca. Guardo le mie colleghe nei loro costumi e desidero lei attraverso i loro corpi, ogni bocca mi ricorda la sua. La sua voce e il suo respiro sono ancora troppo presenti nelle mie orecchie.

Prima che i nostri corpi si incontrassero la fantasia e il sesso condividevano lo stesso spazio virtuale ma ora, l’orizzonte dei sensi è cambiato. In questo momento ci dividono sei interminabili ore e avrei voglia di far esplodere il desiderio in lei e nell’impossibilità, mi accontenterei di vestire il suo pensiero con un corpo femminile qualsiasi. Ho già chiuso gli occhi con lei, ora vorrei sentirne la materia. Il dubbio che anche lei in questo momento possa provare le stesse sensazioni mi sale al cervello con un onda di marea sanguigna.

Nello spogliatoio, attorniato dai miei colleghi omo mi scappa veramente da ridere per la situazione a dir poco paradossale. Fortunatamente il susseguirsi dei generi gastronomici e il numero delle bottiglie di vino per le pause tra gli intermezzi coristici contribuiscono alla distrazione dal mio chiodo fisso. Ci si prepara, i costumi in questa produzione sono bellissimi e le scarpe col tacco faranno sicuramente qualche vittima.

Terminata la prova di assestamento vocale, vado al trucco. Sarà per la scollatura della truccatrice o per il fatto che lei si stia occupando di me, ma i pensieri di prima riaffiorano. Apro l’occhio e la mia curiosità viene premiata, l’occhio invece trova il pennello del trucco, ma il danno è già stato fatto. Mi alzo dalla sedia col sangue che pulsa, il cappello mi aiuta nell’operazione di camouflage. L’ouverture sta terminando e la chiamata arriva presto attraverso l’interfono.

«Artisti del coro prepararsi per atto primo scena quinta»

Prendiamo i nostri cappelli e andiamo a recuperare i nostri attrezzi di scena, nel mio caso una spada. Per altri, tamburi, trombe e moschetti.

Le quinte come un setaccio intrappoleranno ogni cosa che non appartiene all’opera. In questa scena usciamo a coppie, attendiamo un gesto del maestro di scena ma, ormai è la musica l’elemento che ci guida. Si entra.

In scena, le luci a poco a poco si ammorbidiscono lasciando passare l’immagine del pubblico che satura l’intera platea e gli ordini dei palchi. Serata completa. La mia compagna inizia ad accarezzarmi come è stato stabilito durante le prove di regia. Non riuscirà a distrarmi.

«Bella Vita Militar, Bella Vita Militar! Ogni dì si cangia loco, oggi molto doman poco…»

Nessuna tensione, le battute scorrono una dopo l’altra, manifesto della ininterruttibilità della vita (forse è una parola che non esiste).  Quando sei in scena, non c’è azione, non c’è pausa che non sia interamente vissuta. Sei lì, sempre presente, sempre parte della cosa anche nell’attesa immobile.

Nessun pensiero, solo l’ascolto e il tempo portato dalla bacchetta. Mi lascio trasportare.

La ripresa della marcetta e l’uscita di scena. Le quinte mi rendono i pensieri che, ora come ragnatele, intrappolano il mio desiderio.

Accendo il cellulare, nessun messaggio, chissà cosa starà facendo M. in questo momento. La gelosia mi sfrigola alla base della nuca.

Arriva un Bip.

« Sono in una condizione… >;) »

Mi viene voglia di prendere a testate il muro. Sento impercettibile il rumore di una frattura che incrina questo fragile terreno. Cosa rispondere, per risolvere scommetto sul suo stato d’animo più che sul mio:

« Anch’io, giuro che appena ti metto le mani addosso ti faccio svenire!! >>;) »

Cerco di distrarmi in chiacchiere ma il mio umore mi si legge sul viso. Vado ad appartarmi nel sotto palco per cercare attraverso il ragionamento di ritornare, per quanto possibile, sereno. Devo trovare un modo per mettere a tacere la voglia di averla qui. Mi siedo in una delle poltroncine accatastate e gomiti sulle ginocchia mi reggo la testa. Lo sguardo perso nelle fenditure del pavimento segue i rivoli dei pensieri.

«Ehi gioia, cosa ti succede»

La voce della mia compagna di scena. E’ il ritratto della serenità, probabilmente era qui che si stava riposando, è incinta, mi piacciono il suo profumo e le sue labbra.

Alzo la testa, con l’aria di chi si è appena svegliato. La vedo al di là di due ordini di colonne. Mi avvicino per risponderle senza dover alzare la voce. Maliziosamente in un millesimo di secondo decido che le racconterò ogni cosa.

Seduto accanto a lei le spiego in che condizioni mi trovo. Mi sento un bastardo nell’intraprendere questo discorso soprattutto perché capisco che lei è un po’ sù di giri. Il mio racconto indugia sui particolari della giornata facendo in modo che anche lei si senta in vena di confessioni. Infatti, di li’ a pooco, mi rivela che in questi giorni si sente costantemente eccitata. In questo momento basterebbe tendere la mano per raccogliere.

In un attimo ritorna il ricordo della mia felicità sul pancione della mia ex, di colpo, una doccia gelata a rinsavirmi. Devo salvarmi da me stesso. Che razza di stronzo sarei se continuassi, ma ora è troppo tardi per buttarla sullo scherzo. Un cornista esce dalla buca per bere. Lo conosco.

«Uecciao!»

Mi aggrappo al suo saluto come un naufrago a un relitto.

«Ciao Luca, come va questa sera col direttore?»

Si avvicina, sono salvo. Per ora.

Ho già commesso una leggerezza del genere tempo fa e non mi va di ripetere gli errori del passato. Non c’è gusto, meglio le novità, meglio nuovi errori.

La serata scorre tranquilla, il pubblico apprezza.

Tolti costume e trucco ritorna il bisogno di lei.

Durante il rientro diventa impossibile resistere, voglio raggiungerla. Domattina prendo il primo treno per Roma. Scorre l’asfalto sotto le ruote, scorre il sangue sotto la pelle. Non so dove mi porterà questa storia, capisco che è vano il tentativo di rendere possibile quel che non lo è. Il desiderio e la lontananza non vanno d’accordo. A volte penso che le difficoltà e le distanze possano essere poca cosa in confronto all’affinità, allo star bene insieme. Ma lo so, per me questo è impossibile. Non posso resistere sperando che vada meglio, perchè nel momento in cui la distanza diverrà sopportabile  sarà per lo scemare del desiderio e dell’innamoramento. Non lo so, ora non riesco a pensare.

Il treno parte alle 5 stanotte non dormirò.

A casa preparo la valigia: calze, boxer e una camicia, un piccolo regalo stuzzicante per lei, una paperella speciale presa su e-bay.

Giorni fa ho comprato anche un pennello giapponese per pittogrammi, un boccettino di colore atossico e due sciarpine di seta avorio.

Avevo da poco rivisto il film I Racconti del Cuscino e ho pensato a lei.

Il treno mi distacca da quello che sono per trasportarmi lontano, verso quello che vorrei essere.

Passata la fermata di Firenze la chiamo,

«Ciao dolcezza, buongiorno, ti ho svegliata»

«mmmmh sì, ciao tesorino. E tu, sei già sveglio?»

«Già, cosa fai di bello stamattina?»

«Mmmmh, niente di niente, me ne starò ad oziare nel letto. Stanotte mi hai tormentato nei sogni.»

«Vuoi giocare ancora oggi?»

«Ma sei tremendo, come potrei…»

«Dai giochiamo un pochetto»

«ma dove sei?»

«Sto andando a Como, per le prove»

«Uff, allora durerà poco…»

«Sì, solo un pochetto, giocheremo al ladro e la bella addormentata»

«… posso fare il ladro?»

«La prossima volta scemetta»

«Uff, cosa vuoi che faccia…?»

«Te lo scrivo più tardi, ma vorrei che tu ti facessi sorprendere da un ladro mentre da sola sul letto…»

«mentre…?»

«mentre… immagini che qualcuno ti stia spiando. Mi ricordo tutte le tue fantasie»

«forse anche quelle che non ti ho mai raccontato… Va bene padrone»

«Hmm, oggi ti lascio scegliere, preferisci chiamarmi padrone?»

«Sì, si avvicina di più a come ti sento»

«Bene, a dopo dolcezza»

Appena in tempo, il treno sta arrivando a Roma. Da Termini a casa sua saranno sì e no 10 minuti a piedi.

Mentre esco dalla stazione le scrivo che voglio che si prepari e per aiutarla ad entrare nell’atmosfera voglio che vada ad aprire la serratura della porta prima di tornare a letto ed iniziare il gioco.

«Ti chiamerò per sentire che apri e chiudi la porta di casa senza richiudere la serratura»

Imboccato viale Manzoni la chiamo:

«Dolcezza, fammi sentire il rumore del portoncino di casa»

«Padrone, non l’avevo neppure chiuso!»

e ride.

«Sai che non voglio ti succeda qualcosa… o quasi»

«E se lascio aperto e arriva qualcuno davvero???»

«Sarò con te, parlerò e ti ascolterò. Ti descriverò il ladro che entra, ti trova e si ferma a guardarti…»

Sono a pochi minuti da lei.

«Va bene padrone, ti adoro, mi sto già sciogliendo»

Sono sotto casa sua, il portone è chiuso. Dovrò pazientare in attesa che esca qualcuno, ho preso un mazzo di fiori come passepartout.

«Va a letto, voglio che tu indossi una sottoveste»

«Padrone… non ce l’ho una sottoveste…»

«Male, dovremo provvedere. Un top di maglia scura?»

«Me lo metto subito, cosa vuoi che faccia ora? … padrone»

Le ordino di mettersi sul letto inginocchiata con le gambe leggermente divaricate e il volto appoggiato al lenzuolo. Così che il ladro arrivando possa rimanere incantato nel vederla da dietro e ipnotizzato dal movimento lascivo delle dita tra le gambe.

«Voglio che ti accarezzi, dolcemente»

«Penso a te padrone»

«Il ladro entra dalla porta, si aggira per la casa. Piano si dirige verso le camere. Si ferma in corridoio, ora è vicino alla tua camera e dalla porta socchiusa ti vede.»

«Sì… padrone» Il suo sì è rotto nel respiro. «è eccitato?»

«Sì dolcezza, ti sta guardando il culo»

Una signora esce col cane, è il momento.

«Non dire nulla, continua a toccarti. Voglio che tu pensi che ora ci siate solo tu e lui, ti richiamo tra 5 minuti»

Annuisce, riattacco.

Va come previsto, come io desidero. Arrivo al portone, saluto amabilmente la signora e le dico che salgo da M. a portarle i fiori.

Salgo col cuore che mi batte nelle orecchie. Apro piano la sua porta, l’ha fatto davvero… entro in silenzio. Appoggio i fiori all’ingresso. Sono incredulo, estasiato, un breve senso di preoccupazione mi sfiora. Lei è lì come le ho chiesto di fare. Io, il suo padrone, la sto guardando, la sua dedizione mi rende schiavo. Mi rendo conto che veramente in questo gioco è più lei a possedermi. Chissà se se ne rende conto. La desidero infinitamente.

Suona il suo telefono e la mia voce la raggiunge a tutto spazio,

«Sono qui dolcezza»

M. salta sul letto con un urlo, mi dice che sono matto e che la farò morire. Le dico che è lei a farmi morire, l’abbraccio, la bacio, c’è solo lei al mondo ora e mi dice la sua felicità con le labbra, gli occhi e le mani che mi stringono i capelli dietro la nuca. Cadiamo sul letto e restiamo così,

«Matto, ma a che ora sei partito??»

«Troppo tardi rispetto alla voglia di ritrovarti»

«Vieni qua sotto con me padrone»

Mi accoglie nel suo tiepido profumo. Sento che nello sguardo e nel tono della voce le tensioni del gioco hanno lasciato spazio ora ad un dolcissimo desiderio. Un abbraccio inizia a scucire i chilometri percorsi come tirando il filo di un pullover, il suo seno contro di me e le mie mani che si infilano sotto la maglia a cercarlo. La sua pelle è una lettera d’amore che leggo ad occhi chiusi e le sensazioni mi scorrono sotto le dita come parole. Respiro profondamente e siamo già uno nell’altra, l’uno dell’altra.

Dorme ora accanto a me, il suo respiro è calmo e intenso, vorrei dormire anch’io ma non ci riesco. Ho una strana irrequietezza, come se fossi in preda a qualcosa da risolvere urgentemente. Non riesco a godermi appieno il momento, forse sono già in viaggio. Di nuovo, non trovo le parole, non le trovo e se si svegliasse ora, non saprei fare altro che sorriderle. In quest’ultimo periodo ho la paranoia di non essere sufficientemente loquace. Credo che per poter essere felici in due sia necessario saper parlare anche del futile, della quotidianità, il silenzio spesso è frainteso più delle parole. Il pensiero non prende il volo, ristagna come una nuvola fumosa sopra di me.

Una scorciatoia tra l’aria e i pensieri, mi alzo, dalla borsa prendo pennello e colore. Abbasso il lenzuolo fino a scoprirle la schiena. No, non userò il colore ma olio per massaggi, è qui sul suo comodino. Mi sdraio accanto a lei, verso un poco d’olio nel palmo della mano. Intingo il pennello e scrivo, trasparenti come l’aria, i miei pensieri per lei, che le parole ora farebbero svanire. Non so se possa mai capire questa mia follia ma, sorride col profilo degli occhi, delle labbra e ora questo mi da pace.

Informazioni su unuomodipocheparole

uno così, un po' muto
Questa voce è stata pubblicata in storiella di m. Contrassegna il permalink.

2 risposte a IV – al solito continua: I, II e III della storiella di M.

  1. sweetbabyblue ha detto:

    beh! per essere muto direi che ti esprimi più che bene..per di più canti….al di là dei desideri che sono personali, comprendo le situazioni pre-spettacolo e su scena per avere una discreta esperienza teatrale che per diverse ragioni ho dovuto (voluto?) abbandonare.
    Ma quanto è bello chiudere gli occhi sulla scia di una suggestione e ricostruire gli odori, il calore, le emozioni, l’eccitazione che diventa immediatamente fisica di un incontro sessuale e d’amore…ti auguro presto, in una di quelle occasioni speciali, magari lì dietro le quinte mentre respiri profumo di trucco e polvere del palcoscenico.. di chiudere gli occhi..riaprirli..e trovarla lì di fronte a te col sangue che pulsa..e tutto il resto che tanto ti seduce.

  2. impromptus ha detto:

    Difficile che lei possa apparirmi, questo è solo un racconto, una sorta di Guernica della mia vita sentimentale.

    In teatro non verrà nessuno e le parole qui scorrono per legare insieme emozioni e sensazioni che ho paura il tempo mi porti via.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...