Reengineering myself


Giornata di svolta, si fa per dire, perché non cambia mai nulla a causa del nostro non cambiare mai.

Rinventiamoci e facciamo finta anche di crederci, quello che conta è la qualità delle nostre illusioni.

Così, oggi mi sono levato la vecchia pelle consunta e bruciacchiata, una delle tante.
Riprenderò a studiare e mi rifarò crescere una nuova pelle. Con calma.

Godo della sensazione di nudità, mi sento più vicino al dolore e così anche ad una possibile gioia.

Questi giorni assaporo ogni momento. Sento viva in me la forza del guerriero abbattuto ma non vinto, sento su di me un soffio fresco di leggera stupidità, insomma sono fiero di me. Anche questa volta non ho ceduto ad un modello in cui non credo e come ogni volta ho perduto, ma non me stesso.

Guardandomi chiunque direbbe che ho fatto male i conti… eheheh.
Rido perché avrebbero ragione e di ideali bisognerebbe non averne.

Così per premiare l’ennesima mia disfatta e in onore a Kafka sulla spiaggia sono andato a cena al giapponese dietro casa (affollatissimo).

Birra, maki e anguilla.

Le luci soffuse, la voce del personale, i tavolini laccati in oro antico e l’arredamento piacevole formavano un atmosfera adatta ad accogliere l’intimità delle conversazioni e degli sguardi dei presenti.

I presenti viceversa erano la rappresentazione del disfacimento estivo, non parlo del fisico spossato, ma della barbarie liberata. A volte vengo colto da istinti misantropici, ma poi mi passa.

Ai tavoli persone rientrate dalle vacanze o in procinto di iniziarne che si congiungono ad altri che forse non ci andranno.

Mi colpiscono tre donne, è la quarta tripletta della serata. Le osservo perché hanno tre spiriti diversi e ovviamente perché a cena da solo non ho a chi rivolgere particolare attenzione. La loro età varia dai 35 della più giovane ai 40 delle altre. Una delle due quarantenni è decisamente abbronzata e ha una scollatura che non lascia più nulla all’immaginazione, anche per via della sua 5ªD che anche con impegno ne lascerebbe comunque ben poca.
Lei si esibisce ed è palesemente l’attrazione della serata, l’altra è sposata e veste in modo asettico mentre la più giovane deve essere la sorella di quest’ultima. Non è solo la somiglianza a farmelo intuire ma quell’eccesso di confidenza che azzera ogni attenzione. Lo sguardo vacuo e l’umore da rimorchio sono la conseguenza di quell’indifferenza.
Da quando sono arrivate la donna sposata non fa che pendere dalle labbra della sua amica in cerca di racconti d’avventura, stringe la tracolla della propria borsa come se fosse l’unico appiglio per raggiungere qualcosa che le sta inesorabilmente sfuggendo. La sua sete si legge negli occhi e nel corpo che si protende verso l’altra.
Le due non si curano di coinvolgere nella conversazione la ragazza e nei due tavolini da due senza alcuna parvenza di accordo lasciano che si sieda "dispari".
Le sue labbra sono sottili, legge il menù chinandosi sul tavolo. Poi cerca di concentrarsi su altro. La sua immagine riflessa nel vetro esterno trasmette la sua silenziosa ricerca. Non tenta neppure di inserirsi nel nel discorso, non le appartiene. Guarda il cellulare muto.
Le altre eccitate parlano, parlano, continuano a parlare.

Guardando quell’immagine ogni volta sento scomparirvi dentro ogni suono. Ad un tratto, la ragazza si alza e con violenza conficca una bacchetta nel collo della sorella e spacca la bottiglia di vino in testa all’altra. Il colore del sangue appare nell’istante silenzioso che ha separato il rumore del vetro dalle urla atterrite che ora invadono lo spazio.

In questa confusione il mio sguardo incontra il sorriso della cameriera giapponese e l’illusione immediatamente si dilegua.

La mia misantropia guarisce sempre così, imbrogliandosi negli occhi delicati di un viso gentile.

 
P.S.: Ieri sera le Zap Mama mi hanno ammorbato, ma ho trovato il modo di divertirmi lo stesso.

Informazioni su unuomodipocheparole

uno così, un po' muto
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3 risposte a Reengineering myself

  1. UrloRossoSangue ha detto:

    Passata di qui per un saluto.

  2. sweetbabyblue ha detto:

    proverò anche io a non sentirni vinta e ad essere fiera di me e della coerenza con me stessa che mi è costata l’ennesimo doloroso sacrificio. Ti abbraccio forte forte.

  3. impromptus ha detto:

    URS: Grazie per essere passata.

    Sì Sweet, sentiti leggera e fiera di te stessa.

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