Rigurgito


 

 

In fila, due persone avanti a me un uomo che conosco, è alla cassa con sua madre. Eravamo bambini e giocavamo nello stesso luogo, lui ci abitava pure. Credo avesse un anno in meno, ricordo ancora la voce di sua madre che lo chiamava dalla finestra. Ricordo il suo nome attraverso la voce stridula di lei e lui con fare goffo rispondere e tornare verso casa, ricordo suo padre che terrorizzava noi bambini e di lui che assisteva alle nostre male parole rivolte al padre con i pensieri fratturati nello sguardo.

Eravamo bambini e non capivamo quanto potesse soffrire nel non saper gestire l’amore per il padre e il desiderio di appartenere al gruppo. Ricordo le partite a pallone, i vetri rotti, la palla oltre il cancello. Di quando scavalcavamo per riprendere la palla prima che il padre arrivasse e che se correvamo più forte per noi altri era fatta, ma non per lui. Col fiato grosso per la corsa, col cuore in gola, lo vedevamo da lontano prendere gli scapellotti sulla nuca e subire le urla di entrambi i genitori.

Ricordo il suo nome nella voce della madre, quella donna, non riesco a guardarla in viso neppure ora e lui è lì, sembra sereno, ignaro come un “marturot”. Nel vederlo provo la stessa sensazione di allora, non riuscivo a prenderlo in giro come gli altri né ad essergli amico e ora, mi sento ancora a disagio, ancora in colpa per qualcosa di indefinibile.

Forse è solo supponenza, perché credo di essere stato più fortunato e improvvisamente la malinconia mi attanaglia perché so che nonostante io abbia fatto il giro del mondo ora sono qui, due passi dietro di lui, qui a condurre il mio film di serie b con l’illusione che questa sia la cosa migliore che possa essere fatta.

Informazioni su unuomodipocheparole

uno così, un po' muto
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7 risposte a Rigurgito

  1. Cauta ha detto:

    I ricordi li abbiamo nei luoghi: voci, vie, case, campi; penso sia una cosa bellissima. Anche considerare la voce come un luogo.
    Ma in colpa per cosa? Per non esser riuscito ad essergli amico?

  2. impromptus ha detto:

    Allora fu per quel motivo e oggi e’ per il fatto di giudicare la sua esistenza meno ricca della mia. Perche’ spesso incorriamo nel ritenere altri peggio messi di noi solo per riuscire a giudicare migliori noi stessi.
    [anche qui mi accomuno ad ipotetici altri solo per non sentirmi peggiore…]

  3. Crimisia ha detto:

    perchè ti ritieni più fortunato?

  4. Crimisia ha detto:

    stasera non riesco ad essere chiara, cioè la mia domanda è: sei sicuro che sei stato più fortunato? conosci la sua vita? sai se è infelice?

  5. impromptus ha detto:

    Infatti Cri, è proprio questo il punto, commisero me stesso e non so se lui sia felice o non lo sia, io lo sono malamente…

  6. RosaTiziana ha detto:

    Mah… la felicità si impara.

  7. impromptus ha detto:

    La felicità non è la condizione base della mia esistenza, imparare ad esserlo necessita capacità che non possiedo. Certo, a tratti mi capita di essere felice, ma è un’altra questione…

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