Dal tavolo di un pub


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La gente chiacchiera io scrivo, niente di che, una sera tranquilla. I discorsi si mescolano al sottofondo della musica e ai rumori della cucina del pub. Due ragazzi, lei parla lui ascolta; amici, lei parla con un linguaggio talmente accademico che fatico a sopportarlo.  Il discorso che trabocca dal loro tavolo è così asettico da sembrare irreale, sia ben inteso non è che io stia ad origliare sono le parole che arrivano. Lui ascolta, credo che se la voglia fare e lei è così padrona del gioco che non accadrà mai. Il whisky scende tranquillo ad ammorbidire i lineamenti delle persone che magicamente sembrano rilassarsi. Accade davvero ma più per merito dei loro bicchieri che del mio. Altre coppie, è la sera delle coppie, il mercoledì va a coppie, il mondo va a coppie, il mondo va a fare in culo, ma a coppie. Rido o meglio sogghigno senza dar troppo nell’occhio. Naturalmente non è che sto ad osservare tutti così come potrebbe uno spettatore di trasmissioni tv, scrivo, mi apunto qualche stronzata tanto perché stasera non me ne frega niente del tempo che passa. Di solito mi da fastidio non impiegarlo per qualcosa di specifico ma non stasera. Ho chiamato il direttore per dire che non sarei andato alle prove né stasera né nei prossimi giorni, sostanzialmente ho dato forfait e salterò il concerto di dicembre. Non riesco ad avere impegni fissi e almeno quelli a cui posso rinunciare li elimino. Per il momento la dose di musica del teatro mi basta.

Filetto insalata e Guinnes, cena perfetta, vorrei solo avere della carta o il pc per scrivere anziché il cellulare, ma mi accontento. La mano, due dita, un dito per scrivere, la regressione che avanza con la tecnologia. Che schifo, beh, per lo meno non sto passando la sera col cellulare in mano mentre sto in compagnia di qualcuno come questi altri al tavolo affianco, ma come si fa. La carta a cui parlare, che magnifico ascoltatore. Carta, word, t9 o quel che è… forse sto impazzendo davvero. Ma chi se ne frega la mia pazzia è un problema per gli altri non certo per me stesso.

La musica aumenta di volume e i discorsi si fanno meno interessanti oltre che meno comprensibili. Le canzoni che passano non fanno rimpiangere l’irradiarsi dei discorsi dai tavoli. Il whisky va giù gluglu! "Cerco un centro di gravità permanente" canta la canzone e io ce l’ho e di averne altri non so.

Ma proprio due musicisti al tavolo dovevano arrivare? Che sfiga. Meglio andar via prima che questo tavolo mi diventi troppo ostile come questo bicchiere troppo vuoto.

Informazioni su unuomodipocheparole

uno così, un po' muto
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8 risposte a Dal tavolo di un pub

  1. Crimisia ha detto:

    a parte l’osservare gli altri che a volte capita pure a me e la trovo una cosa positiva, accorgersi del mondo… è così libro/film questo post.
    Un po’ come “suonala ancora sam”.
    Mi piace.
    Fa tanto artista.
    Le poche volte che mi è capitato è quando aspettavo qualcuno (ho fatto esattamente come te, scrivevo sul cellulare e osservavo), ma andare da sola in un pub a bere qualcosa non ne ho mai avuto la voglia e il coraggio.

  2. impromptus ha detto:

    Non so dirti Cri perché capitano questi momenti dove ti senti a posto di tuo e dove se manca qualcosa è solo dal tuo frigorifero..

  3. angulusridet ha detto:

    Bere non è la risposta ma bevendo si dimentica la domanda.

  4. impromptus ha detto:

    Di domande ci si vive e le risposte si lasciano ai saggi… beviamoci sù.

  5. Laitha ha detto:

    Forse non è un rimedio .. ma a volte stare lontani dai luoghi frequentati da altri esseri umani ti evita questi conflitti.

    Certo occorre non farsi prendere la mano ..

    Rediviva Là

  6. impromptus ha detto:

    Là, non è stata una sera di conflitti, mi piace stare in mezzo agli altri perché ci so stare anche da solo.
    Riflettevo sulla “coppia” come dimensione sociale minima e massima e non tanto sulla minima, in effetti ognuno di noi può scegliere di essere “se stesso” come meglio crede, ma sulla dimensione massima. Spesso vedo persone che anche se sono in mezzo agli altri è come se fossero chiuse nella propria auto in mezzo ad un drive in (talvolta in coppia). Ma dove sono finite le osterie di una volta dove si poteva attaccar bottone con lo sconosciuto seduto al tavolo affianco senza essere guardati di rimando in modo stranito? Perdute per sempre nelle nostre teste.

  7. Rose65 ha detto:

    … che bello questo post… è da un po’ che non ti leggevo e direi che ne è valsa la pena… una carezza… lieve… 😉

  8. impromptus ha detto:

    E’ un blog a crescita lenta, si recupera facilmente anche con passaggi poco frequenti. 🙂

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