Risveglio


sexhug

Mi sono svegliato con la voglia nel corpo, in realtà con quella ci sono anche andato a letto. È presto, le sette circa, sto cercando di cambiare il volto delle mie fantasie per staccarmi il più possibile da quel fuoco che ancora mi arde dentro per V.

Guardo il cellulare e penso a lei, a dove sia stata ieri sera e probabilmente per tutta notte. Questo, se da una parte da più forza alla mia volontà di allontanarmene, dall’altra mi riporta alla memoria tutto il piacere che siamo stati capaci di far fluire nei nostri corpi e dal quale per forza ora devo staccarmi. Sia chiaro che tutto il resto di lei mi manca tantissimo, tutto quello che stava in mezzo tra il primo sorriso del mattino e l’ultimo abbraccio della sera, non ho distrutto nulla di questo ricordo né di tutte le cose che sono state, sto solo mettendo altro tempo e più cose che posso tra queste e dove mi trovo ora.

Ho voglia, il computer non funziona e non posso contarci per visualizzare momenti che non siano parte del mio vissuto, ho bisogno di un soggetto. Provo a pensare al mio flirt, a come potrebbe essere con lei. Ci provo. Cinque suoni dal cellulare, cinque messaggi WhatsApp, guardo, arrivano da V., mi batte il cuore. Immagini. La prima una colazione con delle sue parole, ho il cuore in gola, che cazzo faccio! ma le altre immagini si stanno già aprendo, le foto di questa notte, lei e i colleghi, altri lei, il suo sorriso, mi sta venendo un colpo ma, alla fine… sembra che V. ci sia andata da sola. Sorrido e preferisco non farmi altre domande, credere che sia così, pensare che in fondo avrei potuto esserci anch’io. Qualche altro scambio di messaggi e nei miei i segni che sono risollevato. Per dirle grazie vorrei darle un bacio, abbracciarla… sentire il calore della sua pelle, la consistenza del suo corpo stretto tra le mie braccia… il suo respiro, il suo sapore, la sua voce, il suo seno stretto nella mia mano… il suo sesso bagnato… spingere il mio dentro di lei…

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uno così, un po' muto
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4 risposte a Risveglio

  1. lapoetessarossa ha detto:

    Neruda ha dato dignità letteraria alla disperazione d’amore. Lui era un poeta, disperato e innamorato a modo suo. Però, oltre a questa, ha scritto 20 poesie d’amore prima. La disperazione scava nel profondo noi stessi. L’amore ci innalza. Ma nulla è definitivo. Tante volte ho trovato consolazione nella lettura, più che nello scrivere, ritrovando nelle parole scritte da altri, la vera voce del mio sentire. Una consolazione appunto. Quasi felice di non essere stata la sola a sentirmi così e grata perché qualcuno aveva saputo trovare, anche se non solo per me, le parole migliori.
    Buon inizio estate. Un abbraccio.

    CANZONE DISPERATA

    Il tuo ricordo emerge dalla notte in cui sono.
    Il fiume riannoda al mare il suo lamento ostinato.

    Abbandonato come i moli all’alba.
    È l’ora di partire, oh abbandonato!

    Sul mio cuore piovono fredde corolle.
    Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi!

    In te si accumularono le guerre e i voli.
    Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto.

    Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
    Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!

    Era l’ora felice dell’assalto e del bacio.
    L’ora dello stupore che ardeva come un faro.

    Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco,
    torbida ebbrezza d’amore, tutto in te fu naufragio!

    Nell’infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita.
    Scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

    Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio.
    Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio!

    Feci retrocedere la muraglia d’ombra,
    andai oltre il desiderio e l’atto.

    Oh carne, carne mia, donna che amai e persi,
    te, in quest’ora umida, evoco e canto.

    Come una coppa albergasti l’infinita tenerezza,
    e l’infinito oblio t’infranse come una coppa.

    Era la nera, nera solitudine delle isole,
    e lì, donna d’amore, mi accolsero le tue braccia.

    Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta.
    Erano il dolore e le rovine, e tu f osti il miracolo.

    Ah donna, non so come hai potuto contenermi
    nella terra della tua anima, nella croce delle tue braccia!

    Il mio desiderio di te fu il più terribile e corto,
    il più sconvolto ed ebbro, il più teso e avido.

    Cimitero di baci, c’è ancora fuoco nelle tue tombe,
    ancora ardono i grappoli sbeccuzzati d’uccelli.
    Oh la bocca morsa, oh le baciate membra,
    oh gli affamati denti, oh i corpi intrecciati.

    Oh la copula pazza di speranza e di vigore
    in cui ci annodammo e ci disperammo.

    E, la tenerezza, lieve come l’acqua e la farina.
    E la parola appena incominciata sulle labbra.

    Questo fu il mio destino e in esso viaggiò il mio anelito,
    e i n esso cadde il mio anelito, tutto in te fu naufragio!

    Oh sentina di rifiuti, in te tutto cadeva,
    che dolore non spremesti, che dolore non ti soffoca.

    Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti e cantasti.
    In piedi come un marinaio sulla prua di una nave.

    Ancora fioristi in canti, ancora prorompesti in correnti.
    Oh sentina di rifiuti, pozzo aperto e amaro.

    Pallido palombaro cieco, sventurato fromboliere,
    scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

    È l’ora di partire, la dura e fredda ora
    che la notte lega ad ogni orario.

    Il cinturone rumoroso dei mare cinge la costa.
    Sorgono stelle fredde, emigrano neri uccelli.

    Abbandonato come i moli nell’alba.
    Solo l’ombra tremula si contorce nelle mie mani.

    Ah più in là di ogni cosa. Ah più in là di ogni cosa.

    È l’ora di partire. Oh abbandonato!

    • Grazie, quando si è tristi è difficile riconoscersi nella gioia di qualcun altro o nei consigli che ci possono essere dati, si vuole qualcuno di riconoscibile in cui specchiarsi. Così anch’io ho un libro mai aperto che vorrebbe parlarmi, “frammenti di un discorso amoroso” ma che non ho ancora aperto. Credo di aver fatto abbastanza danni scrivendo qui sopra che forse farei meglio a seguire le tue tracce e dedicarmi alla lettura. Buon inizio estate anche a te, il mio è stato ieri sera nel ricordo di un’estate memorabile.

  2. lapoetessarossa ha detto:

    C’è anche nella mia libreria…
    …non hai fatto danni a scrivere qui, il blog è sempre un buon posto per essere se stessi. Capita però di arrivare ad un punto e di avere, in qualche modo, esaurito l’analisi, pur sentendo ancora il bisogno di dire cio’ che si sente ma incapaci di trovare le parole giuste per farlo. Ecco perché la lettura aiuta.
    Quando stiamo bene non ci perdiamo in analisi. Stiamo bene e basta. E decliniamo il nostro essere nel vivere quotidiano. Quando stiamo male non viviamo, se non per necessità. Respiriamo, mangiamo, lavoriamo, ma il resto è pensiero ossessivo e mancanza di azione. L’azione è impossibile quando hai un pensiero fisso a incanalare le tue energie.

    …cerca di non pensare a quello che lei pensa quando fa qualcosa che ti coinvolge, prova a considerare solo il risultato, non le motivazioni ipotetiche. Rischi altrimenti di avere una visione distorta della realtà, perché hai fatto in modo di vederla così. Non so se mi sono espressa bene. E’ chiaro che tutto è sempre soggettivo, ma non accanirti alla ricerca di un perché.

    ciao

    • Se dovessi considerare solo il risultato, la conclusione sarebbe già stata scritta da tempo e corredata di perché. Ma quando amo davvero qualcuno amo la sua totalità anche quelle cose che possono non essere piacevoli se prese da sole e ora che non sono più corrisposto non posso pensare che quella stessa cosa ad esempio debba essere pesata diversamente… non so se mi sono spiegato 🙂
      Ora ho solo bisogno di risolvere con lei questa cosa così da chiudere questi pensieri e cambiare pagina
      Ciao s.

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